Quest’anno si celebrano i 40 anni di attività di Isola Verde e, tra le iniziative messe in atto per festeggiare questo importante traguardo, c’è il progetto “40 anni di storie: ognuno di noi fa la differenza”, un percorso laboratoriale dedicato alla risorsa più importante della cooperativa: le persone.
Ne parliamo con la curatrice del progetto, Cristina Barberis Negra, scrittrice e facilitatrice di scrittura terapeutica e autobiografica, nonché contitolare dell’agenzia di comunicazione Unichrome.
Cristina, in cosa consistono i “Ritratti a parole”?
Si tratta essenzialmente di un’operazione di restituzione d’identità. Attraverso i Ritratti è possibile stimolare una persona a considerarsi sotto punti di vista diversi da quelli classici, come per esempio il ruolo sociale, lo status lavorativo o quello familiare, ovvero quelli del “fare”, e concentrarsi, grazie alle parole, sul proprio “essere”, ovvero su quelle cose che, magari inconsciamente, sentiamo ci appartengono di più, quello che ci piace davvero, i nostri bisogni più profondi.
È un’idea che porto avanti da diversi anni, come processo di scrittura autobiografica e del benessere, come mi piace definirlo. È nata un po’ per caso, leggendo Mr Gwyn, di Alessandro Baricco; nel libro il protagonista, un giornalista, a un certo punto ispirato da un quadro, decide di lasciare il proprio mestiere e dedicarsi ai “ritratti a parole”.
Il concept è stato poi sviluppato insieme ad Antonio Spanedda, un amico artista visivo, si è concretizzato attraverso performance e laboratori e ha avuto la sua massima espressione nell’iniziativa Sorrisi in Rosa, che da tre anni porto avanti con l’amica e fotografa Luisa Morniroli per Humanitas in occasione del mese della prevenzione sul cancro al seno.
“Ritratti a parole” è così diventato un format applicabile in tutte quelle realtà in cui si voglia ripensare alla propria identità aziendale o associativa, ridefinire aspettative e ruoli, valorizzare e mettere le persone al centro. Esattamente come è successo con Isola Verde.
Come si è sviluppato il processo che ha portato alla realizzazione dei Ritratti dello staff di Isola Verde?
Il Presidente Massimo Forni, era rimasto colpito da alcuni miei scritti che aveva avuto la possibilità di leggere, mi ha contattato e abbiamo iniziato questo percorso.
Mi è subito parso evidente che i “Ritratti a parole” fossero il modo giusto per dare voce e spazio alle persone in una realtà come Isola Verde, la cui mission fondativa è proprio occuparsi delle persone e reinserirle socialmente attraverso il lavoro.
Il primo passo è stato organizzare degli incontri di gruppo, perché ovviamente la condivisione è un aspetto centrale del progetto. Abbiamo creato 4 gruppi di lavoro tra le 10 e le 15 persone, che si sono cimentate in laboratori di un paio d’ore. Focus degli incontri sono state alcune piccole esercitazioni, basate essenzialmente sulla riattivazione dei ricordi. L’obiettivo dei laboratori era creare un ambiente amichevole in cui trovare il modo di esternare, attraverso la scrittura o il racconto orale, quello che ci fa “brillare”, ovvero chi siamo, cosa amiamo, quello che facciamo per sentirci bene, le nostre passioni più profonde.
Lo step successivo prevedeva l’organizzazione di colloqui di “restituzione”, con un numero più ridotto di partecipanti, per dare più spazio a tutti. Ma il lockdown ha interrotto il lavoro in presenza e abbiamo sostituito questo passaggio con la compilazione di alcune schede in cui i partecipanti dovevano rispondere ad alcune domande destrutturate per potersi liberare dallo schema “paralizzante” del giudizio.
Tutto il materiale raccolto mi ha permesso di prendermi il piacere di distillare delle storie su ciascuno, appunto i “Ritratti a parole”. Ogni partecipante è diventato il soggetto di un racconto in cui ho interpretato quello che ogni persona mi ha voluto, o non voluto, donare di sé.
Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate?
Non le chiamerei difficoltà ma… opportunità di elaborare un piano B! Non tutti si sentono comodi di fronte al cambiamento, e questo esperimento, per molti motivi, è stato sicuramente destabilizzante per alcune persone. La maggior parte però ha dato prova di crederci, mettendosi in gioco, ognuno con i propri limiti, ma nel suo reale “splendore”.

Alla fine del lavoro quali sono le soddisfazioni maggiori?
Ci si sorprende sempre un po’ di quello che viene scritto di noi e di quanto siamo interessanti. Le storie non sono solo quelle “grandi”; l’identità di ciascuno può essere piena di significato e questa valorizzazione del singolo è l’aspetto più apprezzato anche da Isola Verde.
Mi ha dato grande soddisfazione vedere che grazie ai momenti di condivisione molte persone abbiamo scoperto aspetti dei loro colleghi che non conoscevano. Quello che però più mi ha colpito è stato cogliere il legame che tutte le persone di Isola Verde hanno con la terra, intesa come terreno da lavorare ma anche come territorio, e con la natura in generale.
Mi è venuto spontaneo pensare che tutte queste persone siano nel posto giusto.
E adesso?
Ora che i Ritratti a parole sono terminati, insieme alle fotografie scattate dalla fotografa Luisa Morniroli, diventeranno parte integrante del sito web di Isola Verde, in una sezione dedicata; alcuni verranno integrati in una mostra, che speriamo di allestire in autunno e faranno parte di una campagna stampa. Diventeranno insomma tante cose, all’insegna della condivisione dei valori che permeano la cooperativa, valori che sicuramente possono uscire rafforzati da questa esperienza.